
Le
Newsletters pneumologiche
a
cura del Dott. Franco Carnesalli
Indice
2001
Gender
bias in the diagnosis of COPD
Kennet R.Chapman et al-Asthma Center uf University H.N.-Toronto,Canada
CHEST 2001;119:1691-1695
La bronchite cronica è ritenuta essere piu' frequente nell'uome
che nella donna, probabilmente a causa della maggior frequenza di
funatori e di esposizione a fumi da ambiente lavorativo nel sesso
maschile. Questa situazione è comunque in evoluzione per il
cambiamento delle abitudini e per la dimostrazione di maggior suscettibilità
agli effetti negativi sul polmone delle donne. è possibile
anche una sottostima per un uso ancora limitato della diagnostica
respiratoria. La dimostrazione di cio' è lo scopo di questo
studio. A 192 Generalisti è stato affidato il compito di esaminare
ipotetici casi descritti da anamnesi diversamente strutturate, dove
tosse e dispnea erano sempre presenti in uomini e donne, fumatori
e no. I vari casi dovevano essere analizzati e impostata la relativa
diagnosi e terapia. L'aggiunta di valori spirometrici ipotetici implementava
la diagnosi. Veniva inoltre suggerito l'eventuale inefficacia della
terapia steroidea. La diagnosi iniziale privilegiava la broncopneumopatia
cronica ostruttiva, piu' negli uomini che nelle donne(58% contro 42%).Conoscendo
i valori spirometrici le percentuali salivano a 74% contro 66%.L'efficacia
o meno degli steroidi portava i risultati a 85% e 79% rispettivamente.Solo
il 22% dei Medici avrebbe richiesto una spirometria dopo la presentazione
iniziale. La non positiva conclusione afferma che nel Nord America
i Mediciæ sottostimano la broncopneumopatia cronica,soprattutto
nel sesso femminile. La spirometria faciliterebbe la diagnosi, ma
è ampiamente sottoutilizzata.
Commento: L'esperienza europea
e italiana, pur non essendo sovrapponibile a quella Americana, mostra
comunque che i pazienti broncopneumopatici tendono a sottostimare
la propria condizione, legata forse a un andamento altalenante della
sintomatologia, e questo condiziona comunque anche l'atteggiamento
del medico curante, che quindi tende a sottostimare a sua volta le
problematiche respiratorie, perchè poco stimolati dai pazienti.
Anche la richiesta di accertamenti funzionali pneumologici, in particolare
la spirometria, è relativamente scarsa. è compito invece
del Medico di Famiglia, tra gli altri fattori di rischio, considerare
attivamente fumo,inquinamento,ambiente di lavoro, recidive infettivo-infiammatorie
e quindi mettere in atto tutti quegli interventi diagnostici e preventivi,
per evitare un disagio respiratorio misconosciuto e il peggioramento
progressivo di patologie inizialmente lievi e controllabili.Ecco che
spirometria e l'utilizzo di semplici strumenti ,come il peakflow-meter,
possono contribuire alla definizione delle pneumopatie croniche.