Le Newsletters pneumologiche

a cura del Dott. Franco Carnesalli

2003


The 6-min walk test: a quick measure of functional status in elderly adults
Enright P,McBurnie MA,Bittner V e coll-Universiti of Alabama-Birmingham-USA
CHEST Vol 123/No 2/February 2003

Finora è stato in uso il test del cammino della durata di 12 minuti per valutare la funzione respiratoria e cardiovascolare dei pazienti cardiopatici e pneumopatici. E' un test a basso costo, di facile esecuzione; non essendo necessaria strumentazione particolare e ben accetto da ogni paziente. Soprattutto ha dimostrato una stretta correlazione con test più complessi, che non possono essere eseguiti come screening o controllo su una vasta popolazione.
Gli autori di questo studio si sono posti l'obbiettivo di dimostare che anche un test del cammino di 6 soli minuti presenta la medesima affidabilità. In realtà lo studio è stato condotto su soggetti scelti in un numero iniziale di 5201 partecipanti, rimasti poi in 2281, di età superiore ai 68 anni e comunque in grado per le loro condizioni cliniche buone o discrete di eseguire tale test.I soggetti erano prevalentemente cardiopatici, spesso con altre patologie respiratorie, renali, metaboliche.
I sani hanno percorso più di 400 metri in 6 minuti, mentre i non sani solo 367 metri.
Il test ha comunque dimostrato di essere sensibile ai segni clinici di cardiopatia o pnemopatia, anche se meno del comune test del cammino di 12 minuti, richiedendo per una miglior definizione diagnostico-funzionale la determinazione almeno del consumo di O2 e degli scambi gassoso.
L'aspetto più positivo è la brevità e quindi la miglior sopportazione e la più facile esecuzione.

Commento: Dal punto di vista strettamente speculativo lo studio non ha dimostrato con facilità ciò che si proponeva, infatti la sono molti i distinguo e le limitazioni alla sensibilità. Anche un editoriale sullo stesso numero della rivista muove discrete critiche al lavoro.
Approfitto di questo apparentemente poco significativo messaggio per ricordare che nella nostra pratica clinica quotidiana potremmo facilmente utilizzare questa metodica, con lo scopo minimo di dimostrare il livello di resistenza allo sforzo nei nostri pazienti cardiopatici o pneumopatici; meglio sarebbe se l'esame potesse essere seguito da una ossimetria, da una misurazione del peack flow, meglio ancora da una spirometria, o molto più banalmente dal rilevamento della PA e della frequenza cardiaca e respiratoria.