
Le
Newsletters pneumologiche
a
cura del Dott. Franco Carnesalli
2003
Outbreak
of Severe Acute Respiratory Syndrome-Worldwide 2003
Morbidity
and Mortality Weekly Report-JAMA, April 23/30, 2003-Vol 289 -16:2059-2060
Settimanalmente
su JAMA compare questo aggiornamento sull'andamento della SARS nel
mondo e negli
Stati Uniti. Era doveroso citare questo fenomeno mondiale di infezione
virale da Corona virus, che molto
scalpore e preoccupazione ha destato in tutto il mondo.
A tutto Aprile l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha ricevuto
segnalazione di 3235 casi sospetti da 16
paesi.Sono stati registrati 154 decessi.Sappiamo come in Cina, e forse
in altri paesi ,si è mantenuto un certo
iniziale riserbo sulla reale portata del fenomeno, per cui le cifre
potrebbero essere errate per difetto.
Quello che è certo che la patologia è piuttosto grave,
che la terapia deve essere precoce per limitare le
complicanze, anche se non esiste ovviamente una terapia specifica,
in attesa di un possibile prossimo vaccino. è certo che la
maggior parte dei casi ha avuto contatti con la Cina o con soggetti
che in quelle regioni ha soggiornato, e ciò costituisce un
elemento diagnostico importante. Le manifestazioni acute sono febbre
sopra i 38°C, debilitazione,forme respiratorie piuttosto evidenti
con tosse e dispnea. La diagnosi sospettata clinicamente deve essere
confermata con determinazioni basate sulla crossreazione polimerasica,
l'isolamento del virus ed eventuali studi istologici.
La trasmissione avviene per contatti anche superficiali con soggetti
affetti o portatori,oltre a quella diretta
interpersonale; è classica quella su aeromobili.
è evidente la necessità di ricovero nel sospetto di
soggetto a rischio di contagio, isolandolo almeno temporaneamente
dalla diffusione dell'infezione ad altri soggetti. Lo stadio della
patologia, la correttezza della prevenzione delle complicanze, il
sostegno a eventuali deficit ventilatori, lo stato del paziente prima
della malattia rende ragione dell'elevato numero di sopravvissuti
negli USA e nei paesi a più elevato livello sanitario e socioeconomico.
Fa eccezione la casistica del Canada, nella zona di Toronto, dove
la virulenza è stata particolare.
Nonostante gli sforzi, la sintomatologia precisa, ma non
specifica, rende difficile la precoce individuazione
dei casi sospetti, a meno di evidenti collegamenti con paesi interessati
dall'epidemia.
Nelle ultime settimane, con la strategia finalmente messa a punto
nella prevenzione di contagio, nel filtro
alle frontiere, nella diagnosi di laboratorio ormai alla portata di
molti nosocomi, e nell'esperienza maturata
nella terapia del resto aspecifica, quindi senza antivirali particolari,sembrerebbe
che la diffusione si sia
ridotta in modo evidente.
Resta da stabilire se l'infezione non avrà una ripresa autunnale,
sovrapposta alle prime manifestazioni
da raffreddamento, momento in cui il ruolo del MDF diventerà
piuttosto fondamentale.
Pur essendo possibile che la violenza delle manifestazioni respiratorie
porti i potenziali pazienti direttamente
verso i Pronto Soccorso ospedalieri, è del tutto evidente che
alla nostra attenzione potrebbero giungere o i
casi meno gravi o anche che la sintomatologia non venga immediatamente
interpretata dai familiari come
riferita alla SARS, e che quindi venga interpellato inizialmente il
medico di famiglia.
Ed è del tutto evidente che il nostro ruolo deve essere quello
di valutare molto attentamente i sicuramente
numerosi casi di malattie respiratorie acute tradizionali, individuando
i potenziali affetti dalla cosiddetta
"polmonite atipica", senza sopravalutarla, ma senza minimizzare
la sua pericolosità.
Credo che la migliore strategia sul territorio sia il corretto atteggiamento
da parte del MDF, più che altre iniziative che vadano oltre
la giusta informazione alla popolazione.