Le Newsletters pneumologiche

a cura del Dott. Franco Carnesalli

2003


Effect of passive smoking on health
Smith G D; University of Bristol -GB
British Medical Journal -vol 326; 17 may 2003

In questo interessante editoriale sul BMJ , l'autore esamina ciò che si sa del danno da fumo passivo.
Partendo dal ricordo di una comunicazione del 1929 di Schonherr, che già proponeva la relazione tra fumo passivo e tumore al polmone, cita diverse pubblicazioni comparse sulla stampa scientifica, tra cui alcune della American Cancer Society. Esse, talora anche influenzate dall'industria del tabacco, non sono giunte a conclusioni certe, tranne qualche evidenza sul maggior rischio nell'uomo che nella donna, e su un certo legame con il livello socio-economico, a sfavore dei ceti più bassi e dei bassi livelli di scolarizzazione. Altro aspetto, sostenuto dai lavori ispirati dagli industriali, è il basso tasso di sostanze nocive a cui è esposto il fumatore passivo. Giocando su tali imprecisioni, difetto di randomizzazione, sottovalutazione delle 4000 sostanze contenute nel fumo, le conclusioni sono poco chiare.
Non esistono lavori indipendenti e rigorosi che dimostrano inequivocabilmente il livello di tale influenza, anche
se intuitivamente ciò non dovrebbe poter essere messo in dubbio.
Esistono poi studi sul polimorfismo genetico che si esprime con diversa capacità di disinnescare la pericolosità delle sostanze nocive, per esempio il livello di attività dell'enzima glutatione S-transferasi M1.
La conclusione dell'autore è comunque che su queste strategie di ricerca genetica si può basare in futuro la ricerca del legame tra fumo passivo e patologie degenerative.


Commento:
La lettura di questo editoriale fa passare il messaggio che da tempo si intuisce il danno biologico da fumo passivo ma che poco si è scoperto sull'incidenza e sui meccanismi di tale influenza.
Alla fine della lettura e dal commento sulle poche evidenze emerse mi è parso che sia difficile che queste ricerche siano sponsorizzate da qualcuno, e che quindi qualcuno possa dimostrare efficacemente alcunchè.
Fortunatamente (usando un eufemismo) è noto il legame del tumore polmonare con il fumo diretto e quindi
ciò deve e può bastare per una politica di disassuefazione da parte delle istituzioni e da un atteggiamento
attivo da parte dei Medici per indurre l'abolizione del vizio.
Sono disponibili numerosi lavori che dimostrano il legame con danni sul feto, sui figli soggetti più facilmente
a malattie respiratorie e così via.
Alla fine dell'editoriale mi è sembrato che l'autore fosse un fumatore e che fosse convinto che il fumo non
fa male e non provoca il cancro, visto che conduce un ragionamento apparentemente rigoroso, ma alla fine
poco conclusivo. Forse ho capito male!