In
questo interessante editoriale sul BMJ , l'autore esamina ciò
che si sa del danno da fumo passivo.
Partendo dal ricordo di una comunicazione del 1929 di Schonherr, che
già proponeva la relazione tra fumo passivo e tumore al polmone,
cita diverse pubblicazioni comparse sulla stampa scientifica, tra
cui alcune della American Cancer Society. Esse, talora anche influenzate
dall'industria del tabacco, non sono giunte a conclusioni certe, tranne
qualche evidenza sul maggior rischio nell'uomo che nella donna, e
su un certo legame con il livello socio-economico, a sfavore dei ceti
più bassi e dei bassi livelli di scolarizzazione. Altro aspetto,
sostenuto dai lavori ispirati dagli industriali, è il basso
tasso di sostanze nocive a cui è esposto il fumatore passivo.
Giocando su tali imprecisioni, difetto di randomizzazione, sottovalutazione
delle 4000 sostanze contenute nel fumo, le conclusioni sono poco chiare.
Non esistono lavori indipendenti e rigorosi che dimostrano inequivocabilmente
il livello di tale influenza, anche
se intuitivamente ciò non dovrebbe poter essere messo in dubbio.
Esistono poi studi sul polimorfismo genetico che si esprime con diversa
capacità di disinnescare la pericolosità delle sostanze
nocive, per esempio il livello di attività dell'enzima glutatione
S-transferasi M1.
La conclusione dell'autore è comunque che su queste strategie
di ricerca genetica si può basare in futuro la ricerca del
legame tra fumo passivo e patologie degenerative.
Commento: La
lettura di questo editoriale fa passare il messaggio che da tempo
si intuisce il danno biologico da fumo passivo ma che poco si è
scoperto sull'incidenza e sui meccanismi di tale influenza.
Alla fine della lettura e dal commento sulle poche evidenze emerse
mi è parso che sia difficile che queste ricerche siano sponsorizzate
da qualcuno, e che quindi qualcuno possa dimostrare efficacemente
alcunchè.
Fortunatamente (usando un eufemismo) è noto il legame del tumore
polmonare con il fumo diretto e quindi
ciò deve e può bastare per una politica di disassuefazione
da parte delle istituzioni e da un atteggiamento
attivo da parte dei Medici per indurre l'abolizione del vizio.
Sono disponibili numerosi lavori che dimostrano il legame con danni
sul feto, sui figli soggetti più facilmente
a malattie respiratorie e così via.
Alla fine dell'editoriale mi è sembrato che l'autore fosse
un fumatore e che fosse convinto che il fumo non
fa male e non provoca il cancro, visto che conduce un ragionamento
apparentemente rigoroso, ma alla fine
poco conclusivo. Forse ho capito male!