Le Newsletters pneumologiche

a cura del Dott. Franco Carnesalli

2003


Interpreting COPD prevalence estimates
Halbert R J e coll.-Protocare Science-S.Monica-California
CHEST/123/5/2003

Lo studio si propone di riassumere i dati disponibili sull'incidenza di BPCO e cercare di capire le differenti valutazioni nelle varie casistiche pubblicate. 33 statistiche provenienti da 17 paesi sono state esaminate.
Alcuni studi hanno considerato dati sprometrici(11), altri la sintomatologia clinica(14), statistiche da indagini presso i pazienti(9). L'incidenza varia da 0,25%(parere di esperti) a 18,3%. 16 studi rappresentano dati estrapolati da grosse aree geografiche (Europa o USA) e danno valori da 4 a 10%.
La grossa variabilita' dipende da numerosi aspetti: la variabilita' ambientale del luogo o dei luoghi dello studio, la variabilita' della scelta della popolazione che doveva essere valutata e delle abitudini di vita o professionali delle varie casistiche; fondamentali anche le valutazioni nel definire le condizioni e lo stato della patologie, e non ultimo, la diversa manualita' e utilizzo della spirometria e i diversi parametri considerati come significativi.
Risulta evidente che occorre allineare i criteri di selezione della casistica e di valutazione clinico-funzionale dei pazienti, altrimenti, come emerge da questa rassegna la incidenza della BPCO oltre a essere mal valutata, rischia di essere sottostimata.

Commento:
Questa difformita' di dati credo sia conosciuta da tutti i Medici di Famiglia. Certamente un dato preciso e valido non e' di facile determinazione. Questo e' compito certamente dei centri specialistici coordinati dalle Societa' Scientifiche in area Pneumologica, coordinate da enti nazionali o internazionali.
Solo definendo i criteri di selezione e di diagnosi e' possibile derivare dati attendibili. Comunque e' mia opinione che i risultati sarebbero certamente ancora parzialmente definitivi. Ciò nonostante sarebbe utile per la nostra conoscenza del problema e percezione di gravita' avere tali dati, magari valutati complessivamente e anche per aree geografiche, come avviene ora, per avere il polso della situazione. Ma mi pare che questa ricerca, invece che essere limitata agli ambulatori specilalistici o ospedalieri, dovrebbe essere allargata
anche al territorio. Anche i Medici di Famiglia devono partecipare, opportunamente istruiti, motivati e coinvolti, meglio se incentivati economicamente o anche professionalmente, per assicurare una casistica di studio piu' ampia, ricercando pazienti che per la non particolare gravita' della loro patologia possono sfuggire alla selezione, soprattutto nelle aree rurali, montane o disagiate, e dove l'accesso ai servizi, e talora anche al Medico di famiglia non e' sempre agevole.