Le Newsletters pneumologiche

a cura del Dott. Franco Carnesalli

2004


Revaccination can be safely recommended for elderly patients at risk of pneumonia
Torling J e coll-Karolinska Hospital-Stoccolma-Svezia
VACCINE 2003;22:1:96-103

La rivaccinazione con vaccino antipneumococcico polisaccaridico 23-valente, 5 anni dopo la prima vaccinazione,  e' consigliabile,essendo dimostrabile un calo anticorpale, fino allo stato prevaccinazione.
Non sono numerosi i dati sull'efficacia dimostrata e sulla sicurezza di tale atteggiamento profilattico.
Gli autori hanno selezionato 61 pazienti, eta' media 75 anni, che avevano gia' ricevuto un trattamento vaccinico, sono stati rivaccinati circa 5,3 anni dopo dal primo. E' stato dimostrato un incremento netto del livello anticorpale, pur se inferiore a quello seguente la prima vaccinazione.
Le donne e i non fumatori hanno un livello mediamente e  significativamente inferiore rispetto alla prima dose. Anche i pazienti senza una patologia particolarmente grave, cardiaca o polmonare dimostrano una risposta inferiore. Nessun effetto secondario di rilievo e' stato riportato.

Commento: In Italia si sta appena muovendo la conoscenza diffusa e la cultura del vaccino anti-Pneumococcico. Le cause possono ritrovarsi nel costo, nella difficoltosa individuazione dei pazienti sicuramente bronchitici cronici, o con chiari fattori di rischio.
Come il vaccino antinfluenzale ha incrementato la sua diffusione grazie a una buona campagna informativa e alle iniziative ministeriali e regionali per i soggetti ultrasessantacinquenni o comunque a rischio, anche per questo tipo di vaccino sarebbe auspicabile un egual tipo di informazione presso gli operatori, soprattutto i MDF, ma anche presso i pazienti. Meglio ancora sarebbe supportarla con un finanziamento per categorie selezionate che potrebbero rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale. Come ognuno di noi puo' verificare c'e' un calo delle forme influenzali presso la popolazione vaccinata, e un buon risultato  con l'uso dei lisati batterici, pur se non supportati da studi accurati; cosi' pure e' probabile la verifica di un calo di riacutizzazioni infettive presso i nostri pazienti cardiopatici o affetti da patologie respiratorie.