Le Newsletters pneumologiche

a cura del Dott. Franco Carnesalli

2007


Carvedilol Suppresses Central Sleep Apnea; OSA Linked to Family History of CAD Death
TAkira Tamura, Oita University in Japan
Chest. 2007;131:118-121, 130-135

I betabloccanti potrebbero sopprimere l'apnea centrale notturna nelle persone con cardiopatie croniche. I ricercatori giapponesi, in questo studio affermano che i betabloccanti possono modulare la severità dell'apnea normalizzando la sensibilita' recettoriale al CO2.
Uno dei meccanismi ritenuti essere responsabili del mantenimento delle apnee e' l'attivazione del sistema nervoso autonomo - visto nel problema cardiaco cronico - che pero' migliora la sensibilita' centrale alla CO2. I betabloccanti,dunque, diminuendo l'attività del sistema nervoso autonomo, potrebbe ridurre anche le apnee.CSA.
Sono state eseguite polisomnografie in 45 pazienti con cardiopatie croniche.
Utilizzando il betabloccante (il carvedilolo in tutti i casi), i pazienti che hanno assunto il farmaco hanno avuto un indice di apnea-ipopnea più basso e l'indice di apnea centrale piu' alto nei pazienti che non assumevano i betabloccanti. L'indice di apnea-ipopnea e l'indice di apnea centrale sono apparsi anche essere negativamente influenzati variando la dose di betabloccante, tanto che i pazienti a più alte dosi di betabloccante hanno avuto il minimo indice di apnea-ipopnea e di apnea centrale: nessun paziente a 10 mg/giorno o più di carvedilolo ha avuto un indice di apnea centrale più alto di 5. In un sottoinsieme di 5 pazienti che ha cominciato il carvedilolo dopo la esecuzione di una polisomnografia iniziale, sia l'indice di apnea-ipopnea che l'indice di apnea centrale sono diminuiti considerevolmente dopo 6 mesi di terapia.
Il campione è piccolo ed e' difficile difficile tirare dele conclusioni. Poiché non e' stata misurata specificatamente la sensibilita' recettoriale centrale al CO2, l'ipotesi che i betabloccanti agiscono su tale meccanismo rimane giusto ciò che e': un'ipotesi.

Commento: Nell'attesa di ulteriori conferme con casistiche piu' ampie, accontentamoci della suggestiva ipotesi.
Tanto piu' che i betabloccanti di ultima generazione vengono spesso utilizzati nelle cardiopatie croniche. Se questi pazienti presentano anche apnee notturne, e' possibile che queste ultime migliorino, tenendo conto che e' nota la relazione tra apnee e patologia cardiaca.
Dal punto di vista del Medico di Famiglia c'e' pero' da sottolineare una certa reticenza nei confronti dei betabloccanti, quindi non e'facile una nostra iniziativa autonoma in queste situazioni associate.