
Le
Newsletters pneumologiche
a
cura del Dott. Franco Carnesalli
2007
Pulmonary impairment after tubercolosis
Pasipanodya JG e coll - Department of Medicine, University of North Texas Health Science Center at Fort Worth, 3500 Camp Bowie Blvd, Fort Worth, TX 76107, USA.
Chest 2007; 131(6) :1817-24
Il danneggiamento polmonare successivo alla cura della tubercolosi polmonare è stato soltanto descritto in popolazioni selezionate.
Sono stati paragonati la funzione polmonare in uno studio di caso-controllo di 107 pazienti identificati con tubercolosi polmonare che avevano completato almeno 20 settimane di terapia e 210 pazienti con l'infezione tubercolare latente (LTBI). Entrambi i gruppi hanno avuto fattori di rischio simili per danneggiamento polmonare. Il danneggiamento era evidente nel 59% dei soggetti con tubercolosi e nel 20% di LTBI. FVC, FEV1, il rapporto FEV1/FVC, e la fase medioespiratoria forzata erano considerevolmente più bassi nei pazienti con tubercolosi polmonare trattata che nel gruppo di controllo.
Dieci pazienti con una storia di tubercolosi polmonare (9.4%) hanno avuto meno della metà della loro capacità vitale attesa vs un paziente (0.53%) nel gruppo di LTBI. Altri 42 pazienti (39%) con tubercolosi hanno avuto tra 20% e 50% della capacità vitale attesa vs 36 pazienti con LTBI (17%). Dopo la correzione del rischio, i superstiti da tubercolosi era 5,4 volte più probabile che avessero risultati dei test di funzione respiratoria anormali dei pazienti con LTBI (p> 0,001; 95% intervallo di fiducia, 2,98 a 9,68). La nascita negli Stati Uniti (il rapporto di probabilità [O], 2,64; p = 0,003) e l'età (O, 1,03; p = 0,005) ha aumentato la probabilità di danneggiamento. Il danneggiamento polmonare era più comune nei fumatori di sigaretta; comunque, dopo la cor-rezione dei fattori di rischio demografici e altri, la differenza non ha raggiunto il significato statistico (p = 0,074).
Questi dati indicano che il danno polmonare dopo la tubercolosi è associata a disabilita’ e stimola più attenzione alle strategie di prevenzione dei casi e del posttrattmento. Per molte persone con tubercolosi, una cura antibatterica è l'inizio, non la fine della loro malattia.
Commento:
Anche negli Stati Uniti e’ in corso un dibattito e delle ricerche per capire prevalenza e modalita’ di trasmissione ed espansione della TBC nella popolazione degli immigrati, perche’ anche negli Stati Uniti e’ piu’ evidente una ripresa percentuale della malattia proprio tra gli immigrati. La TBC, se non fosse per questa popolazione, sarebbe in netto calo, e quindi e’ necessario monitorare l’epipdemiologia della malattia per evitare che si diffonda epidemicamente anche nella popolazione autoctona. Il messaggio del secondo lavoro e’ interessante per il significato delle conclusioni: per i malati di TBC spesso la terapia e’ l’inizio non la fine della malattia, significando che spesso permangono esiti nunzio-nali importanti e i controlli per evitare riaccensioni vanno condotti per lungo tempo. Soprattutto nelle zone dove l’immigrazione e’ numerosa e’ necessario che il Medico di Famiglia vigili sui propri pazienti che talvolta trascuriamo per superficialita’ o perche’ comprendiamo a fatica i loro racconti.