
Le
Newsletters pneumologiche
a
cura del Dott. Franco Carnesalli
2007
Spirometry Utilization for COPD. How Do We Measure Up?
MeiLan K. Han e coll – Division of Pulmonary and Critical Care Medicine , University of Michigan Health System, Ann
CHEST / 132 / 2 /2007, 403-409
La BPCO e’ una causa significativa di morbosità e di mortalità. Le linee guida raccomandano la conferma di una diagnosi con la spirometria. Esistono prove limitate, comunque, che documentano la frequenza d’uso della spirometria nella pratica clinica.
Il National Committee for Quality Assurance ha reclutato cinque progetti di salute per determinare la percentuale di pazienti > 40 anni di eta’ con una nuova diagnosi di BPCO e che avevano effettuato una spirometria 720 giorni prima della diagnosi e 180 giorni dopo. I pazienti erano identificati secondo le Classificazioni Internazionali. Per ogni paziente che ha partecipato ai progetti sono stati forniti dati demografici, dati dai sistemi amministrativi e dati clinici.
I progetti di salute hanno coinvolto 1.597.749 soggetti con un totale di 5.039 pazienti eleggibili con BPCO. I pazienti da 40 a 64 anni d'età hanno avuto la più alta percentuale di nuova diagnosi di BPCO. Le donne hanno avuto maggior probabilita’ di effettuale una spirometria (33,5% v 29,4%, p _ 0,001). Approssimativamente il 32% di pazienti con una diagnosi nuova di BPCO aveva effettuato una Spirometria nell'intervallo specificato.
La frequenza di Spirometria era minima nei più vecchi pazienti, con minima frequenza in quelli > 75 anni di eta’. Questo studio suggerisce che approssimativamente il 32% di una vasta coorte di pazienti con una diagnosi nuova di BPCO aveva effettuato una spirometria entro i precedente 2 anni dalla diagnosi e nei 6 mesi dopo. Inoltre la spirometria e’ divenuta meno probabile con il crescere dell’eta’. Lo studio mostra che la spirometria è raramente usata nella pratica clinica per la diagnosi di BPCO e suggerisce l’opportunità di un miglioramento della pratica di essa.
Commento:
Anche su questo argomento non si insiste mai abbastanza. Che il Medico di Famiglia non abbia eccessiva dimestichezza con la Spirometria e’ un errore, ma puo’ essere comprensibile per vari motivi, dalla pigrizia, alla scarsa conoscenza, allo scarso tempo disponibile e cosi’ via. Ma quel che e’ peggio e’ che anche tra gli specialisti pneumologi ci sono ampie sacche di sotto stima, e cio’ e’ piu’ grave. E’ per questo che il Medico di Famiglia puo’ e deve impegnarsi maggiormente per considerare tale relativamente semplice metodica strumentale un mezzo per una diagnosi precoce delle malattie respira- torie e un loro ottimale controllo. Una buona istruzione e formazione, un buon controllo da parte della ASL potrebbe facilitare la sua introduzione tra le Prestazioni di Particolare Impegno Professionale, cosi’ come l’ECG, soprattutto alla luce della sempre piu’ diffusa Medicina di Gruppo, e delle ventilate UMP, o GCP o UTAP o come diavolo si vogliono chiamare. Quello che conta non e’ il nome che cambia da sindacato a sindacato o da ministro a ministro, ma che il nostro paziente sia messo in condizione di avere nello studio del suo Medico di Famiglia un primo livello di diagnosi o di controllo strumentale, magari proprio suddividendo tra i vari elementi del Gruppo le varie strumentazioni.