a
cura del Dott. Franco Carnesalli

Long-term
proton pump inhibitor therapy and risk of hip fracture
Yang
YX e coll Division of Gastroenterology, University of Pennsylvania
Philadelphia USA
JAMA. 2006 Dec 27;296(24):2947-53
Gli
inibitori di pompa protonica (PPI) possono ostacolare l'assorbimento
di calcio attraverso l'induzio-ne di ipocloridria, ma possono ridurre
anche il riassorbimento di osso attraverso l'inibizione di pompa protonica
dei vacuoli degli osteoclasti.
Questo studio e' stato disegnato per determinare l'associazione tra
la terapia con PPI ed il rischio di frattura dell'anca.
Uno studio caso-controllo è stato condotto usando il Data Base
di Ricerca della Primariy Care nel Regno Unito.
La coorte di studio è costituita dagli utilizzatori di PPI,
che non usassero farmaci antiacidi e sopra i 50 anni di eta'. I casi
hanno incluso tutti i pazienti con una frattura dell'anca.
Sono stati individuati 13.556 casi di frattura d'anca e 135.386 controlli.Il
rapporto di probabilità corret- to per tale frattura a più
di 1 anno di terapia con PPI era 1,44 (95% intervallo di fiducia [CI],
1.30-1.59). Il rischio di frattura sell'anca è considerevolmente
aumentato fra i pazienti PPI ad alto dosaggio e prescritti a lungo
termine. La forza dell'associazione e' aumentata con la durata crescente
della terapia con PPI (per 1 anno, 1,22 [95% CI, 1.15-1.30]; 2 anni,
1,41 [95% CI, 1.28-1.56]; 3 anni, 1,54 [95% CI, 1.37-1.73]; e 4 anni,
1,59 [95% CI, 1.39-1.80]; P<.001 per tutti i paragoni).
In conclusione la terapia con PPI a lungo termine, particolarmente
alle alte dosi, è associata con certezza a un rischio aumentato
di frattura dell'anca.
Commento:
L'implicazione
di tali dati e' evidente. Al di la' dei controlli burocratici (e purtroppo
anche penali) sulla prescrizione di inibitori di pompa come appropriatezza,
ricordiamo il rischio di poliposi gastrica nelle lunghe terapie. Quest'altro
rischio di frattura dell'anca aggrava la situazione.
Pensiamo ai nostri pazienti con reflusso esofageo o ernia iatale che
non reggono senza terapia (ma il
loro comportamento alimentare e' veramente curato?) e aaquelli con
esofago di Barret o gastrite cronica attiva HP+. Sono proprio tutti
da trattare senza interruzioni?
Probabilmente molti vanno trattati, ma qualcuno lo possiamo liberare
dalla terapia cronica, o tentare terapie discontinue.
Saranno contenti i controllori della ASL!