a cura del Dott. Franco Carnesalli



Negative aspects of close relationships and heart disease
De Vogli R e coll - University College, London, UK
Arch Intern Med 2007; 167:1951-1957


Uno studio di coorte mostra che gli aspetti negativi di un rapporto affettivo, senza confidenza e senza sostegno emotivo,  può aumentare il rischio di eventi coronarici.
La qualità dei rapporti sociali puo’ essere un fattore molto importante per la salute ed il benessere. C'è un corpo crescente di letteratura che mostra che, essendo esposti a rapporti negativi che aumentano l'inquietudine, l'ansia, ed il senso di scarso amor proprio, a lungo termine possono esserci effetti emotivi che potrebbero scatenare cambiamenti biologici nel corpo.
La scarsa qualità nel rapporto coniugale è stata precedentemente riferita come un fattore importante prognostico per l’infarto miocardico e la sindrome metabolica, e che le donne sembrano essere più esposte agli aspetti negativi di un rapporto degli uomini.
Sono stati studiati con un questionario 9011 impiegati statali inglesi (6114 uomini e 2897 donne) e valutati gli aspetti negativi dei rapporti affettivi e gli altri indici di livello sociale.
L’associazione tra gli aspetti negativi dei rapporti interpersonali e gli eventi coronarici e’ stata determinata durante una media di 12,2 anni di follow-up. I ricercatori propongono la tendenza che l'associazione sarebbe più forte fra le donne e fra le persone con posizione sociale più bassa.
Dei 8499 individui che non hanno mai avuto malattia coronarica  all'inizio dello studio e che hanno fornito informazioni sufficienti per l'analisi, 589 hanno riferito un evento di CHD. Allineando vari fattori e stili di vita, aspetti sociodemografici, biologici (obesità, ipertensione, diabete e livelli di colesterolo), e comportamenti (fumo, alcool, esercizio fisico e consumo di frutta e verdura), e’ stato trovato che le persone che hanno sperimentato degli aspetti negativi di un rapporto affettivo hanno avuto un 34% in più di rischio di eventi coronarici ( rapporto di rischio 1,34; 95% CI 1.10-1.63) rispetto a quelli che non ne hanno avuti.
Contrariamente alla loro ipotesi precedente, gli autori hanno trovato che sebbene le donne e le persone con grado di occupazione più basso erano piu’ esposti agli aspetti negativi di un rapporto emotivo, il sesso e la posizione sociale non hanno avuto significative interazioni.
Gli effetti emotivi potrebbero agire come trigger di mutazioni nei sistemi immunomodulatori, neuroendocrini e infiammatori.Gli approcci farmacologici potrebbero curare i sintomi, ma rispondono appena all’aspetto critico e non affrontano le cause profonde.

Commento: Questo aspetto e’ spesso trascurato negli studi epidemiologici.
Ma e’ tutt’altro che ininfluente la componente psicologica e affettiva nella genesi di manifestazioni clinico-patologiche. Questo aspetto e’ da noi conosciuto nei nostri pazienti e in modo parziale puo’ essere da noi affrontato nei colloqui che abbiamo con loro, anche se non sempre abbiamo l’occasione o il tempo di considerarlo adeguatamente.
Certamente possiamo pero’, in modo pratico, considerare i soggetti con gravi aspetti emotivi piu’ a rischio di quelli piu’ equilibrati, e questo fattore va accostato a tutti gli altri fattori di rischio.