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cura del Dott. Franco Carnesalli

Predictors of Inappropriate Antibiotic Prescribing Identified
Cadieux G - McGill University and Montréal General Hospital Quebec, Canada
Can Med Assoc J. 2007;177(8):877–883, 895–896
L'uso improprio degli antibiotici, come e’ noto, puo’ promuovere la resistenza agli antibiotici stessi.
Poco si sa delle caratteristiche dei medici che prescrivono antibiotici in modo improprio.
L’obbiettivo dello studio e’ di valutare se le conoscenze del medico, l’esperienza pratica, il tempo dedicato al ragionamento clinico spiegano le differenze nella prescrizione.
Gli autori hanno seguito una coorte di 852 medici di assistenza sanitaria primaria nel Quebec durante i loro primi 6-9 anni di pratica, dal 1990 al 1998.
Gli obbiettivi erano di valutare la prescrizione di antibiotici impropri durante il periodo di studio, definito come la prescrizione di antibiotici per le infezioni virali, e la prescrizione di antibiotici di seconda o terza linea dati oralmente per le infezioni batteriche.
Lo studio ha incluso 104.230 pazienti diagnosticati con infezione virale e 65.304 diagnosticati con infezione batterica. Paragonati con i laureati dall'Universita’ di Montréal, i laureati medici internazionali erano più disposti a prescrivere gli antibiotici per le infezioni virali respiratorie (il rapporto di rischio [RR], 1,78; 95% intervallo di fiducia [CI], 1,30 – 2,44). Il tempo piu’ lungo nella pratica era piu’ correlato con la prescrizione di un antibiotico improprio. Paragonati con i medici con minor pratica, quelli con ampia pratica erano più favore-voli a prescrivere antibiotici per le infezioni virali respiratorie (RR, 1,27; 95% CI, 1,09 – 1,48) e prescrivere antibiotici di seconda linea e gli antibiotici di terza linea come trattamento di prima linea (RR, 1,20; 95% CI, 1,06 – 1,37).
Lo sviluppo di interventi efficaci richiedera’ la conoscenza aumentata dei meccanismi che influenzano la prescrizione di un antibiotico improprio. Le limitazioni dello studio includono la possibile classificazione errata dell’infezione; inoltre va valutato un fattore come la resistenza locale all’antibiotico e il fatto che la maggior pratica favorisce una scarsa attenzione per la riflessione e per l'educazione paziente.
La riforma dell’assistenza sanitaria primaria, nuove masse di immigrazione per i laureati medici internazionali e la recertificazione obbligatoria potrebbero modificare l'effetto dei fattori identifi-cati nello studio.
Commento: Lunga esperienza o scarsa esperienza non dovrebbero implicare sostanziali differenze nella prescrizione di antbiotici: la diagnosi corretta probabile e la scelta di un antibiotico non suggerito dall’informatore o da una pubblicita’ appena letta, ma ragionata sulla classe di batteri probabilmente interessata, se ci sono batteri, e sulla molecola piu’ indicata, dovrebbe permettere di non eccedere con la prescrizione. Non dovrebbe inoltre prevalere la tendenza a dare comunque un antibiotico per prevenire possibili complicanze in pazienti dove questa evenienza non e’ per nulla probabile.
Le linee guida ASL sulla terapia antibiotica sono una base di partenza su cui ragionare, anche se effettivamente occorre badare a non essere troppo ritrosi nei confronti delle prescrizioni, onde evitare che avvenga come in Inghilterra, dove i ricoveri per broncopolmoniti sono nettamente aumentati per il risparmio di prescrizione di antibiotici.