a cura del Dott. Franco Carnesalli



Cost Sharing Deters Mammography, Putting Women at Risk, Study Finds
Amal Trivedi - Warren Alpert Medical School of Brown University, Providence, Rhode Island
N Engl J Med. 2008; 358:375-383 Abstract, 411-413 Abstract


La valutazione e la condivisione dei costi sta diventando una prassi comune fra gli assicuratori negli Stati Uniti per controllare i costi di sanità, ma questo nuovo studio ha dimostrato che tale condivisione anche limitata scoraggia i pazienti da effettuare i controlli clinici di screening.
Gli autorigli dimostrano che le percentuali di mammografie erano dell’8% più basse in in caso di condivisione di costi rispetto ai progetti con piena copertura.
L'effetto era maggiore fra le donne delle aree a basso-reddito ed in quelle con minor livello culturale. Anche cifre bsse con 12-20 $ dissuadevano dall’esame.
Lo studio si è concentrato su più di 350.000 donne tra i 65 e i 69 anni di eta’. Poiché dal 2001, la cifra da corrispondere e’ aumentata del 60% e si e’ verificato un aumento di 20 volte nel numero dei pazienti a cui e’ stato richiesto di pagare un contributo nel 2004, paragonato con il 2001.
C’e’ stata percio’ una tendenza per molti pazienti a optare per un ritardo dell’esame di screenig.
Gli autori propongono eventualmente di ridurre un poco le risorse per i trattamenti delle forme piu’ avanzate e con minor probabilita’ di sopravvivenza.
Infatti la mammografia è assai vantaggiosa, e ridurre quindi il suo uso è contro l'interesse della sanità pubblica.
Non dovremmo pero’ presumere automaticamente che questi dati vengano estesi a tutti gli altri test di screening.Molti test hanno dei benefici incerti, incluso il PSA per lo screening del cancro alla prostata e la tomografia cardiaca per pazienti asintomatici a rischio per malattia coronarica.
Gli autori indica anche limiti dello studio. Le donne non erano assegnate a random ai due gruppi, sebbene siano stati corretti in base alle caratteristiche individuali.
I ricercatori concludono comunque che assicurare che tutte le donne eleggibili utilizzino lo screening per il tumore al seno in modo appropriato è uno scopo della sanità.

Commento: Pur se in sistemi sanitari diversi, anche negli Stati Uniti, come in Italia, si discute molto sui criteri di spesa negli screning per i tumori o per altre patologie.
Non c’e’ da stupirsi se la gestione della sanita’ americana segue criteri economici abbastanza rigidi. Negli States si sa che esistono le assicurazioni (Medicare)
e una specie di Servizio Sanitario Nazionale per gli indigenti (Medicaid), ma persistono larghe fette di popolazione non coperte da alcun servizio.
Il nostro sistema sanitario e’ sicuramente piu’ teso a fornire piu’ prestazioni gratuite a tutti: ma l’elevato costo delle prestazione e del loro numero, sempre in aumento, obbliga a porre dei correttivi. Di qui deriva l’esigenza di ticket o di tetti di spesa.
I problemi di eventuali ingiustizie sociali negli USA verranno corretti in base al loro criterio amministrativo e politico.
In Italia non dobbiamo cedere alla tentazione tanto di ridurre le prestazioni, quanto di verificarne la qualita’ e di limitarne gli abusi. La avanzata privatizzazione della Sanita’ in alcune regioni porta sicuramente a uno sfondamento della spesa, perche’ si lascia a soggetti con scopo evidente di lucro e interesse personale la scelta dell’opportuni-ta’ o meno delle prestazioni Note sono le mancanze politico-amministrative di altre regioni, che hanno sfondato la spesa sanitaria di enormi cifre, fornendo oltre tutto un servizio qualitativamente scarso e disomogeneo.
Corresponsabili pero’ di questa situazione sono anche i Medici di Famiglia che in troppe occasioni hanno demandato ad altri la gestione dei pazienti, comportan-dosi da “vigili” e non da gestori della salute.
Ormai anche lo strenuo impegno che molti di noi profondono nel loro lavoro spesso viene mortificato da meccanismi di induzione della spesa incontrollabili, anche per un piu’ attivo ed eccessivo ruolo decisionale dei pazienti nella gestione della loro salute, stimolato da messaggi mediatici massicci e pubblicita’ aggressiva.
E la messa in discussione del nostro ruolo e della nostra figura, che potrebbe cubire una forte revisione, non deve stupirci piu’ di tanto: ormai dobbiamo lottare per inserirci al meglio in nuove strategie assistenziali, andando contro la nostra tendenza professionale all’individualismo, e accettando una interazione con altre figure professionali, mediche e no. Non e’ detto che questo cambiamento sia necessariamente negativo, ma forte deve essere il nostro impegno ad ESSERCI.