a
cura del Dott. Franco Carnesalli

Effects
of Tamoxifen vs Raloxifene on the Risk of Developing Invasive
Breast Cancer and Other Disease Outcomes
TheNSABP
Study of Tamoxifen and Raloxifene (STAR) P-2 Trial
Victor G. Vogel, MD, MHS-Joseph P. Costantino, DrPH
JAMA 2006;295:2727
Il Tamoxifene è stato approvato per la riduzione
del rischio di tumore al seno, ed il raloxifene
ha dimostrato un rischio ridotto di tumore al seno in studi di
donne anziane con osteoporosi. L'obbiettivo dello studio riportato
e' quello di paragonare gli effetti relativi e la sicurezza di raloxifene
ed tamoxifen sul rischio di sviluppo di tumore al seno. Il Progetto
NSABP (Studio Nazionale Chirurgico Ausiliario di prova su Tamoxifen
e Raloxifene),in doppio cieco, randomizzato, ha condotto lo studio
iniziando il 1 luglio, 1999, in quasi 200 centri clinici in ogni parte
dell'America del Nord, con l'analisi finale iniziata dopo che almeno
327 episodio cancro
al seno sono stati identificati. I pazienti erano 19 747 donne
in postmenopausa (eta' media 58,5
aa) con aumentato rischio di tumore al seno nell'arco di 5 anni
( il rischio, 4,03% [SD, 2.17%]).
I dati riferiti sono basati su un periodo fino al 31 dicembre 2005.
Sonoo stati valutati i pazienti trattati con tamoxifene (20 mg/d)
o con raloxifene (60 mg/d) per piu' di 5 anni. Il dato ottenuto riguarda
l'incidenza di tumore al seno, il carcinoma all'utero, il tumore al
seno, le fratture ossee, gli accidenti di tromboembolici. Sono stati
riscontrati 163 casi di tumore al seno nelle donne assegnate al tamoxifene
e 168 in quelli assegnati al raloxifene(incidenza 4,30 per 1000
v 4,41
per 1000; rapporto di rischio [RR], 1,02; 95% intervallo di fiducia
[CI], 0.82-1.28). C'erano meno casi di tumore al seno nel gruppo trattato
con tamoxifen (57 casi) che nel gruppo del raloxifene (80 casi) (l'incidenza,
1,51 v 2,11 per 1000; RR, 1,40; 95% CI, 0.98-2.00). C'erano 36 casi
di tumore all'utero tra le pazienti trattate con tamoxifen e 23 col
raloxifene (RR, 0,62; 95% CI, 0.35-1.08). Nessuna differenza e' stata
trovata per le altre localizzazioni tumorali, per gli eventi cardiovascolari
o per lo stroke.
Gli accidenti tromboembolici sono accaduti meno spesso nel gruppo
del raloxifene (RR, 0,70;
95% CI, 0.54-0.91). Il numero di fratture osteoporotiche nei due gruppi
era simile. C'erano meno cataratte (RR, 0,79; 95% CI, 0.68-0.92) nelle
donne trattate con raloxifene. Non c'e' differenza nel numero totale
di morti (101 v 96 per il tamoxifene vs il raloxifene) o nelle cause
di morte. Raloxifene, in conclusione, è efficace come il tamoxifene
nel ridurre il rischio di tumore al seno e ha un rischio più
basso di accidenti tromboembolici e di cataratta, ma un più
alto rischio non statisticamente significativo di tumore al seno.
Il rischio di altri cancri, le fratture, la cardiopatia ischemica,
ed lo stroke sono simili per entrambe i farmaci.
Commento:
Se il tamoxifene da anni e' usato nella terapia del carcinoma mammario
Estrogeno positivo, ormai sostituito da letrozolo (FEMARA) e anastrozolo
(ARIMIDEX) , il raloxifene da anni viene proposto in alternativa all'alendronato
nella terapia della osteoporosi e prevenzione delle fratture in post-menopausa,
sottolineando la sua attivita' sul metabolismo osseo.
Lascia forse inizialmente perplessi il parallelo tra tamoxifene e
raloxifene in campo oncologico, nel
senso della prevenzione del tumore alla mammella.
Ma di questi paragoni apparentemente azzardati ne abbiamo visti altri.
Per ora ovviamente e' solo una indicazione non accettata in Italia
dove occorrono degli studi di conferma. In particolare, dopo lo studio
con Tamoxifene, non sono attesi altri accertamenti con altre molecole.
Ma non si puo' mai sapere se le strategie aziendali dell'azienda produttrice
di raloxifene non condurranno anche a cio'.
In conclusione, teniamo presente che ci potra' essere questa proposta
e che comunque, per chi usa raloxifene nella prevenzione e terapia
dell'osteoporosi postmenopausale, e' prevista anche una azione preventiva
del carcinoma mammario. Ogni azione aggiuntiva di questo o quel farmaco,
dimostrata poi nel tempo, non puo' non rendere conto dell'aumento
della vita media nei soggetti in terapia con questa o quella molecola
(pensiamo all'ASA, alle statine, agli ACE inibitori ecc).