a
cura del Dott. Franco Carnesalli

Predicting
Cardiovascular Risk
Dott.
Llyod-Jones, Dipartimento di Medicina Preventiva-Università
del nord-ovest di Medicina, Chicago.
Archieves of Internal Medicine 166, JULY 10, 2006
I Medici che visitano pazienti nell'Assistenza Sanitaria
territoriale e si occupano di prevenzione primaria di malattia cardiovascolare
(CVD) sono fortunati ad avere modelli multivariati, che possono predire,
con attendibilità ragionevole, il rischio assoluto per gli
avvenimenti CVD nel futuro in grandi segmenti di popolazione
Anche nei nostri anni 2000, il rischio assoluto per lo sviluppo di
malattia può essere predetto per poche malattie, molto meno
con la precisione permessa dai modelli di predizione di rischio corrente
cardiovascolare.
Questi "punteggi di rischio" sono un maggiore avanzamento
rispetto alla predizione di rischio clinica, e la prevenzione della
CVD è una delle poche aree nella pratica clinica ad incorporare
l'uso del rischio assoluto nelle linee guida cliniche.
Comunque, è stato riconosciuto che i modelli di predizione
di rischio di CVD sono imperfetti.
C'è dibattito intenso e continuo su quali fattori dovrebbero
essere considerati per gli algoritmi di predizione di rischio di CVD
esistenti.
In questa ricerca, Folsom ed al forniscono dati su 19 fattori di
rischio e la loro utilità clinica.
I dati sono derivati da uno studio caso-controllo, il Rischio Aterosclerosi
in Comunità (ARIC).
Uno dei fattori considerati e' la fosfofosfolipasi associata alle
lipoproteine (LpPLA2), che ha aumentato il tasso di rischio considerevolmente.
Il paragone con la PCR conferma che le curve di rischio sono essenzialmente
sovrapponibili.
Come confermato da Folsom ed altri, questi fattori di rischio hanno
rapporti di pericolo correlati con l'eta' simili a quelli visti per
incrementi analoghi nel livello di PA o colesterolo.
I fattori di rischio causali non possono essere ignorati nella predizione
di rischio a 10 anni, particolarmente perché sono attualmente
i soli bersagli della terapia, una volta determinato lo stato di alto
rischio.
Un fattore di rischio nuovo è utile soltanto quando corregge
sostanziosamente una classificazione errata del vecchio test (punteggio
di rischio esistente).
Per esempio, i livelli PCR consigliati sono più grandi del
cut off raccomandato, per determinare il rischio alto, suggerendo
che a questo cut off il tasso di falso positivo per la PCR è
inaccettabilmente alto.
Dovrebbe essere notato che falso-positivo e falso-negativo dipendono,
nella parte sul tasso di CHD, dalla popolazione sotto studio e non
sono direttamente confermati dagli studi di caso-controllo. Comunque,
i cambiamenti nel rischio, riferiti da Folsom, suggeriscono molto
piccoli o nessun miglioramento nei tassi falso-positivi o falso-negativi,
aggiungendo fattori di rischio in qualunque popolazione.
L'esame di Folsom di un modello di predizione di rischio contenente
tutti i 19 fattori di rischio o un modello con un punteggio di rischio
"tradizionale" più un punteggio di rischio di "prova,
potrebbe essere interessante. Comunque, queste analisi non potrebbero
essere eseguite, perché i fattori di rischio sono stati misurati
in tempi diversi durante il follow-up e in gruppi un po' diversi di
individui.
In quell'analisi, un modello con i fattori di rischio tradizionali
ha fornito un tasso di rischio di 0,73; l'addizione di 6 fattori di
rischio (interleukin 6,PCR, il fibrinogeno, le lipoproteine , l'anemia,
e il fattore VIII) ha prodotto un indice di 0.72.
Come spesso accade, più sappiamo, meno capiamo.
I fattori di rischio stabiliti forniscono una capacità eccezionalmente
buona per discriminare
pazienti a rischio per CHD.La misura di routine di tutti questi 19
fattori di rischio per la popolazione intera non può essere
raccomandato dai dati attualmente disponibili da ARIC o qualunque
altro studio. Comunque, non escludiamo la possibilità che alcuni
fattori potrebbero essere introdotti in futuro, soprattutto in quei
pazienti vicini al limite piu' alto di rischio.
Dobbiamo indirizzare queste divergenze enormi tra la promessa di prevenzione
di CVD e la sua realtà. Abbiamo migliorato il nostro atteggiamento
verso soggetti con un livello di pressione del sangue o colesterolo
elevata, ma meno di 1 su 3 pazienti con i livelli superiori di questi
fattori sono controllati allo scopo.
Quindi molto meglio utilizzare griglie sicure e piu' semplici di fattori
di rischio e rispettarle, che utilizzare griglie complesse e poco
dimostrate e trascurarle per motivi di pratica clinica.
Commento:
Bei tempi quelli in cui lo studio 4S dimostrava inequivocabilmente
che il colesterolo dava
piu' eventi cardiovascolari e che riducendolo diminuivano i fatti
acuti.
Poi e' venuta la PA, e lo studio HOT, poi i trigliceridi, lo studio
Framingham, il diabete, lo studio UKPDS, il fumo, la sindrome metabolica,
e l'obesita, e la circonferenza addominale e, e, e
..
Da tante certezze e' derivato un atteggiamento confuso al punto che
la PA di molti nostri pazienti non e' ben controllata, il colesterolo
viene accettato sopra la soglia accertata, la glicemia ha variazioni
da paura, il peso non riesce a scende sotto un BMI che l'OMS indica
come sovrappeso grave.
Pero' sappiamo che esiste la PCR, e la LP1, e l'interleukina,
il fibrinogeno e la leptina e tanti altri nomi che leggiamo sulla
letteratura, come se fossero la soluzione del rischio cardiovascolare
dei nostri pazienti. Per tacere poi delle pletoriche informazioni
degli informatori del farmaco, che con dannatissimi articoli pubblicati
su riviste prestigiose, come su fogli assai improbabili, ci impongono
l'uso di questa o quella statina, di questo o quell'ipoglicemizzante,
omega3, antiaggregante e quant'altro.
Beh, ovviamente non tutto e' inutile, ma ben venga l'editoriale di
Folsom, che dimostra come diventi contorto e poco pratico il sistema
dei fattori di rischio, che non esita a definire come fonte
di carriere o di guadagni
Dunque ben venga la ricerca, le novita', le integrazioni. Ma teniamo
ben salde delle convinzioni e dati inequivocabili, come gli studi
accennati, e pochi altri, a cui le recenti acquisizioni poco hanno
da aggiungere in termini di effetto sensibile nella pratica quotidiana
non solo del Medico di Famiglia, ma anche dello specialista o del
GPwSI o GIPSI (si dice cosi' adesso?).
Almeno sappiamo che davanti a richieste di colleghi cardiologi o neurologi,
illustri metabolisti e perfino ginecologi, non tutto
quello che chiedono ha una giustificazione seria, se non quella di
applicare l'ultima novita' (quanto probabile?) del congresso di categoria,
cercando di dimostrarsi alla moda con i propri pazienti.
Non e' il nostro obbiettivo: noi dobbiamo essere AGGIORNATI e ATTENTI
alle novita', ma rispettosi delle finanze dei nostri pazienti e del
budget pubblico, ma soprattutto dell'esigenza di fare poco di piu'
di quello che serve ai nostri assistiti.