a cura del Dott. Franco Carnesalli


Aggressive Treatment of Metabolic Syndrome With High Dose Atorvastatin Reduces Risk of Cardiovascular Events)
Medicine, Fresno, California
September 6th at European Society of Cardiology World Congress of Cardiology (WCC)
Con il contributo di Pfizer

Nei pazienti con sindrome metabolica e segni dimostrati di malattia coronarica trattati con alte
dosi di atorvastatina (80 mg/di'), senza badare al valore reale di colesterolo, sembra considerevolmente abbassare il rischio di ictus e gli altri eventi cardiovascolari.
E' la conclusione di una meta-analisi che ha esaminato 5 studi randomizzati, e che hanno paragonato l'atorvastatina 80 mg/di' con le altre dosi standard di statine e presentata il 6 settembre al Congresso Mondiale di Cardiologia della Societá Europea di Cardiologia (WCC).
La base della dimostrazione parte dalla più alta dose approvata di atorvastatina dalle raccomandazioni più recenti del Programma Nazionale di Educazione sul Colesterolo che dichiara che per i pazienti che hanno avuto un attacco cardiaco o che sono considerati pazienti ad alto rischio, il livello di colesterolo dovrebbe essere 70 mg/dL o piu' basso, che è considerevolmente
più basso di qualunque raccomandazioni precedenti.
In una conferenza stampa al WCC, Jamie Fernandez de Bobadilla, MD, il direttore medico di Pfizer Spagna, ha discusso le scoperte di uno studio che ha paragonato l'atorvastatina 80 mg/di' con 10 mg/di' in una coorte di 5.584 pazienti portatori di sindrome metabolica e 4.417 pazienti che non hanno sindrome metabolica.
L'end point primario dello studio e' l'evento maggiore cardiovascolare, includendo la morte per malattia coronarica, l'infarto fatale e non fatale, l'arresto cardiaco recuperato, e l'ictus fatale o il non fatale.
Dopo un periodo medio di 4,9 anni, l'11,3% dei pazienti con la sindrome metabolica ha avuto un maggiore numero di eventia contro l'8,0% di pazienti senza la sindrome metabolica (P <.0001).
Per tutti i pazienti che hanno ricevuto atorvastatin 10 mg/di', il rischio di un evento maggiore e' aumentato con ogni fattore di sindrome metabolica (l'obesità, l'ipertensione, il colesterolo totale, la glicemia aumentata ecc.).
Fra i pazienti con sindrome metabolica e diabete il tasso di eventi maggiori e' del 17,8% per il gruppo da 80mg/di' contro 14,0% per quelli che hanno ricevuto la dose di 10 mg/di'.
Anche fra i pazienti senza diabete, quelli che hanno ricevuto la più alta dose di atorvastatina hanno avuto successo migliore di quelli che hanno ricevuto 10 mg (11,6% v 8,2%; HR 0,70 (0,57-0,84)).
A parere dei ricercatori i dati suggeriscono che il trattamento piu' aggressivo dell'ipercolesterolemia non sarebbe fuor di luogo anche quando il colesterolo del paziente è piu'basso della norma (cioè <100 mg/dL). La consapevolezza della crescita dell'incidenza di sindrome metabolica e' un problema sentito nella sanità pubblica e le persone che hanno questa condizione dovrebbero essere identificate, e dovrebbe essere trattato in modo aggressivo per minimizzare il rischio di eventi secondari cardiovascolari.


Commento: Questo e' l'ennesimo studio che dimostra l'apparente efficacia delle statine, a questi dosaggi,
in particolare dell'atorvastatina, sulla prevenzione di eventi cardiovascolari, anche non in presenza di ipercolesterolemia. Nel caso particolare si parla di sindrome metabolica.
Le statine insomma sembrano avere un effetto oltre che ipocolesterolemizzante, anche protettivo sull'arteriosclerosi, come ben dimostrato in precedenti comunicazioni.
Il presente lavoro. pero', ha, per la nostra realta' italiana, il problema che in Italia non esiste, ne' e' per ora ammesso, il dosaggio 80 mg, e non e' detto che il dosaggio tradizionale (10 o 20 mg), che noi usiamo, sia ugualmente efficace in questo senso (anzi questo lavoro direbbe di no).
Il messaggio e' dunque di non estendere al farmaco in generale un effetto benefico che e' in realta' relativo a alti dosaggi, e, come e' avvenuto per altri prodotti (ricordiamo gli ipotensivi), non crediamo che le nostre terapie, spesso dimostratesi poco efficaci per abbassare pressione arteriosa o colesterolo, abbiano pero' questo effetto miracoloso protettivo.
L'acquisizione culturale dell'effetto protettivo senza effetto dimostrato metabolico e' ancora un po' lontano per la nostra pratica quotidiana.
Per ora accontentiamoci di controllare efficacemente i valori in evidenza, onde evitare di sentire statistiche, dove nella popolazione generale solo il 25 % dei soggetti ha pressione arteriosa nella norma, secondo le linee guida, e un colesterolo poco o tanto superiore dei limiti indicati dalle carte del rischio, sentendoci addosso un giudizio di inadeguatezza prescrittivi e terapeutica.