LA DEFINIZIONE DI MULTIMORBIDITA’ SECONDO EGPRN
Relatore: 
Harrys Ligidakis

I termini di comorbidità, multimorbidità,complessità hanno definizioni che possono essere rappresentate come un gruppo di insiemi e sottoinsiemi matematici in grado di identificare nella sua articolata totalità la cosiddetta medicina delle complessità.


L’ European General Practice Research Network presenta una definizione di multimorbidità  in Medicina Generale seguendo una review sistematica della letteratura ad essa dedicata.


Affrontare un paziente con condizioni cliniche multiple fa emergere lo spinoso problema della gestione clinica di pazienti per cui si renderebbe necessario seguire le indicazioni di due o più linee guida (per ogni singola malattia) con la conseguenza di far fronte ad eventuali incompatibilità o eventuali scelte da compiere tra i vari percorsi diagnostico-terapeutici presentati singolarmente ma non nella sua complessità interazionale appunto.


Se da una parte la popolazione è divenuta più longeva, grazie ai progressi ottenuti in campo socio-sanitario, dall’altra l’invecchiamento della popolazione ha portato a un progressivo incremento delle malattie ad andamento cronico.


In passato la priorità in ambito sanitario era quella di controllare e ridurre l’impatto delle malattie acute sulla sopravvivenza a tal punto che la stessa organizzazione dei sistemi sanitari è stata incentrata sul sistema dei diagnosis related group (DRG)
Ma oggi il principale obiettivo è la definizione di nuovi percorsi assistenziali, che siano in grado di prendere in carico l’individuo malato nel lungo termine e prevenire la disabilità, garantendo, quindi, sia la continuità assistenziale ospedale-territorio, sia l’integrazione degli interventi socio-sanitari.


Oggi il modello di paziente tipo non è più l’individuo affetto da un’unica e definita malattia, acuta e risolvibile nel breve-medio termine, quanto piuttosto un paziente cronico, in cui incidono più patologie contemporaneamente, dove la risultante del fenotipo clinico non è influenzata solo da fattori biologici (malattia-specifici) ma anche da determinanti non biologici (status socio-familiare, economico, ambientale, accessibilità delle cure ecc.), che interagiscono fra di loro e con i fattori malattia-specifici in maniera dinamica a delineare la tipologia del ‘malato complesso’.
La prescrizione di trattamenti farmacologici multipli, spesso di lunga durata, secondo schemi terapeutici intricati e di difficile gestione, è una delle pericolose quanto inesorabili conseguenze della gestione del paziente anziano con multimorbidità croniche.
E sappiamo come numerosi studi epidemiologici abbiano evidenziato che il numero di farmaci assunti è un predittore indipendente di ospedalizzazione, mortalità,reazioni avverse e riduzione della qualità di vita nei pazienti trattati.


Se consideriamo poi la consultazione ad opera di questi pazienti di numerose figure professionali specialistiche, spesso indipendenti tra loro senza una corretta comunicazione o integrazione dei risultati, ci rendiamo ben conto di come spesso e mal volentieri ci si concentri erroneamente sul trattamento della singola malattia piuttosto che sul malato nella sua interezza e complessità.
La possibile mancata comunicazione inoltre tra i vari operatori sanitari può portare anche a ripetizioni diagnostiche o terapeutiche con ripercussioni notevoli anche sul piano della spesa sanitaria.

 

In epidemiologia il concetto di Multimorbidità viene utilizzato a partire dagli anni ’90 ed era originariamente definito come “la copresenza di più patologie croniche nello stesso soggetto”. Tale parametro è stato spesso correlato appunto ad indicatori prognostici quali la durata della degenza, i costi, l’outcome o la sopravvivenza. Se intendiamo la multimorbidità come copresenza di 2 o + patologie attive, vediamo come essa tenda ad aumentare con l’età in entrambi i sessi, raggiungendo una prevalenza nell’anziano di oltre il 60%.
Ben otto team nazionali dell’European General Practice Research Network sono stati coinvolti per compiere una vasta revisione sistematica degli articoli presenti in letteratura contenenti le definizioni e le descrizioni del concetto di Multimorbidità. I database esplorati sono stati Pubmed, Embase e Cochrane dal 1990 al 2010.

 

Il team dei ricercatori, tra cui il Dott. Lygidakis C. dell’Associazione Italiana Medici di Famiglia (AIMEF), ha identificato 416 documenti, selezionato 68 abstract, incluso 54 articoli e trovato 132 definizioni di Multimorbidità con 1631 differenti criteri. Questi criteri sono stati raggruppati in 11 grandi temi che hanno portato alla seguente conclusiva definizione:
Multimorbidità è definita come la qualsiasi combinazione di una malattia cronica con almeno un’altra malattia (cronica o acuta) o fattore bio-psico-sociale (associato o meno) o fattore di rischio somatico.


La Multimorbidità può pertanto portare ad un aumento della disabilità, della fragilità e ad un decremento della qualità della vita.


Concludendo dunque, gli autori evidenziano come ulteriori studi saranno doverosi per valutare e stimare al dettaglio come l’eventuale gestione e trattamento opportuno della Multimorbidità abbia un corrispettivo vantaggioso in termini di long term care ed in generale nella Medicina di Famiglia.

 

Introduzione a cura di Antonio Ingarozza

 

Autore: Harrys Ligidakis

 

 

 

J Am Med Dir Assoc. 2013 May;14(5):319-25. doi: 10.1016/j.jamda.2013.01.001. Epub 2013 Feb 12.

 

The European General Practice Research Network presents a comprehensive definition of multimorbidity in family medicine and long term care, following a systematic review of relevant literature.

 

Le Reste JY, Nabbe P, Manceau B, Lygidakis C, Doerr C, Lingner H, Czachowski S, Munoz M, Argyriadou S, Claveria A, Le Floch B, Barais M, Bower P, Van Marwijk H, Van Royen P, Lietard C.

Department of General Practice, Université de Bretagne Occidentale, Brest, France. lereste@univ-brest.fr